Trasformare la città per migliorare la vita dei cittadini

Parlare di urbanistica, di città e di territorio non deve essere un parlare astratto. Deve significare soprattutto migliorare tangibilmente la vita dei cittadini nella qualità del vivere, nel lavoro, nelle relazioni sociali; ottimizzare le risorse a disposizione; pensare all’oggi, con una attenzione vigile per il futuro.

Il prossimo futuro urbanistico di Genova è già delineato: il PUC approvato nello scorso mandato ha sancito principi che permettono di salvaguardare la città da ulteriori scempi. Abbandonati definitivamente progetti di grandi edificazioni residenziali, restano da ripensare alcune aree di trasformazione (prima fra tutte l’area di Terralba) e da definire altre su cui sono già delineati percorsi di partecipazione (la caserma Gavoglio, l’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto, l’ex mercato di Corso Sardegna, per citarne alcuni), ci aspetta la realizzazione degli ultimi progetti di grande distribuzione in Valbisagno (area Coop-Guglielmetti).

In tutte queste situazioni le politiche urbanistiche devono legarsi strettamente alle politiche di comunità per poter coniugare equamente gli interessi del committente privato con i bisogni dei cittadini residenti nell’area. Cemento e verde devono equilibrarsi, con un eventuale squilibrio in favore del verde; distribuzione e servizi non devono finalizzarsi ad un consumo selvaggio e acritico fino a creare non-luoghi senza anima, ma armonizzarsi con un tessuto sociale locale al quale occorre spazi e occasioni per le relazioni umane e per la cultura.

Restano le vere trasformazioni: il progetto multidimensionale per rendere Genova città di interesse internazionale (sviluppo del Porto, aeroporto, Polo Tecnologico di Erzelli, completamento dei corridoi viari verso il Nord Europa) la realizzazione del Blue Print. In entrambi i casi, la trasformazione urbanistica può portare alla città crescita economica, afflusso di risorse economiche, nuove professionalità e nuove imprese, uno sguardo più aperto sul mondo.

Occorre pensare a queste trasformazioni come ad “occasioni” e non come a problemi da risolvere. “Trattenere i nostri giovani” è un’espressione abusata e spesso vuota: tratterremo a Genova i nostri giovani e magari anche i giovani nati altrove se a Genova essi troveranno occupazione, vivacità e un ambiente internazionale. Genova avrà tutto questo, superando, con buon senso e abbondante uso delle nuove conoscenze in campo tecnologico e ambientale, le giuste preoccupazioni di chi teme che la trasformazione della città porti con sé il rischio per l’ambiente e per la salute.

La prima cosa da mettere in cantiere sarà selezionare e identificare progetti guida per ciascun Municipio. Non partiamo da zero. Ogni Municipio ha le sue centralità, le sue questioni aperte, magari da anni irrisolte.
Le strutture di Comune e Municipio dovranno convergere e agire per identificare i percorsi fattibili in un legame organizzato con le forme di cittadinanza attiva e di stimolo per le imprese. Il PUC nei contenuti progettuali dei Distretti offre questa possibilità, che deve essere attivata.

Tuttavia è difficile pensare a quartieri migliori, se non migliora l’immagine trainante della Città capoluogo. Ogni città importante (come Genova) ha investito nei secoli sulla sua immagine, pensando che più bella, più sicura, più attrattiva diventava più crescevano commerci, occasioni, agiatezza della sua popolazione. Così è anche oggi. E 20 questo progetto non può che riguardare il tema del rinnovamento del Porto: occorre realizzare il BluePrint. Opportuno e saggio insistere per dare concretezza, anche un poco alla volta, al progetto avviato.

Infine, occorre facilitare il decollo della città Metropolitana, aprendo un confronto sulle risorse umane, territoriali, economiche, culturali attivabili, per concentrarsi su progetti di area comuni alla città e a parti del territorio metropolitano a partire dalla riorganizzazione delle connessioni viarie tra la città e i territori dell’entroterra.

Vogliamo operare una trasformazione organizzativa della macchina comunale, per spostare energie e intelligenze dall’azione di controllo, all’azione di stimolo, regia, proposta. Vogliamo favorire e guidare questo percorso mettendo a fuoco la mappa delle aree e dei beni pubblici in cui evidenziare gli spazi di azione per migliorare la città pubblica e per le sinergie possibili fra pubblico e privato.

La riqualificazione urbana per la nuova identità dei quartieri

Le opere dei cosiddetti POR (Piano Operativo Regionale), l’acquisizione al Comune
di spazi e strutture demaniali, la riconquista ad uso pubblico di strutture abbandonate, la risistemazione di tratti importanti del litorale, il nuovo Piano delle Periferie: attraverso questi strumenti sono stati riqualificati molti luoghi e spazi della città.
La riqualificazione urbana ha interessato la sistemazione viaria, il recupero di palazzi, mercati, biblioteche, parchi storici e tratti di litorale.

Restituire alla fruizione contenitori e strutture, anche di pregio storico e artistico, ha permesso di ridare vitalità ad intere comunità, attraverso percorsi di partecipazione che hanno coinvolto la cittadinanza attiva.
E’ stato recentemente adottato il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione in forma condivisa dei beni comuni urbani”, un provvedimento che ha per oggetto proprio il rapporto tra amministrazione e cittadinanza attiva ed è finalizzato al recupero, all’uso temporaneo e al miglioramento degli spazi urbani.

L’ adozione di questo Regolamento permette di mettere in circolo le migliori energie dei Cittadini, che possono esercitare il loro diritto a prendersi cura dei luoghi dove vivono, perché è stato riconosciuto loro un ruolo paritario a quello dell’Istituzione. Essi possono operare senza la frustrazione generata da impedimenti burocratici e ostacoli procedurali: il provvedimento, infatti, riconosce ai cittadini una capacità autonoma di azione per l’interesse generale e dispone che le istituzioni ne sostengano gli sforzi.

I cosiddetti “patti di collaborazione” (ordinari e complessi, a secondo dell’ubicazione e del valore intrinseco dei beni oggetto di patto), permettono di avviare iniziativa per la rigenerazione di Beni immobili non utilizzati e/o degradati, oppure per l’attivazione di progetti culturali e sociali relativi a Beni Comuni Immateriali.
Si tratta ora di completare i processi in corso e di avviarne altri, affinché nascano nuovi progetti di rigenerazione urbana e nuove idee per la cultura e il welfare.

Vogliamo restituire alla comunità spazi degradati e vuoti perché li rigenerino con il lavoro e con le idee, in un rapporto trasparente, facilitato e aperto tra amministrazione e cittadini.

  • Completamento del percorso partecipativo che permetterà di definire le destinazioni d’uso e progetti realistici e fattibili per rendere fruibile l’intera struttura della ex Caserma Gavoglio;
  • recupero dell’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto attraverso un percorso di rigenerazione urbana che sappia tenere insieme, nello stesso luogo, molteplici funzioni, pubbliche e private, di servizio e non, cercando di apprendere dall’esperienza e far diventare dimensione culturale l’esperienza stessa;
  • attuazione del PROUD Litorale;
  • inserimento dei Forti nell’offerta turistica cittadina;
  • progettazione partecipata per la riqualificazione dell’ex mercato di corso Sardegna;
  • realizzazione dei Patti di Collaborazione previsti dal Bilancio 2017;
  • promozione e realizzazione di Patti di Collaborazione per la trasformazione della città 

Centro storico

Il centro antico della città deve essere ripensato nel suo insieme e visto come una delle “nuove fabbriche”. E’ al Centro Storico che è consegnata l’attrattività turistica e internazionale della città, potenzialità non pienamente valorizzate.
E’ necessario riprendere i processi di rigenerazione urbana a partire da Caricamento e Sottoripa, ma favorire l’insediamento di “servizi forti”, riportare a condizioni di decoro in parti progressivamente degradate.

Favorire le residenze studentesche e giovanili, una rete commerciale di qualità, ripensare gli spazi della movida anche in un più forte collegamento tra Centro Storico e Porto Antico e in un equilibrio tra città della notte e residenti. Sarà importante valorizzare intere zone del Centro Storico istituendo dei distretti tematici e percorsi che lo attraversano, molto caratterizzati.

Anche l’illuminazione dovrà essere considerata come elemento riqualificante di questa parte di città, naturalmente con un attenzione particolare a tecnologie a basso impatto ambientale. Illuminare per sottolineare le bellezze del nostro Centro Storico. Illuminare per renderlo più vivibile.

Copyright@2017 Gianni Crivello Sindaco | Tutti i diritti riservati