Genova appare una città al bivio: da una parte gli effetti della grande crisi, il rischio declino, lo sfaldamento delle classi dirigenti tradizionali, la perdita dei posti di lavoro, l’invecchiamento della popolazione, dall’altra il porto, l’high tech, il turismo, i grandi progetti di rigenerazione urbana e di sicurezza del territorio.

Vogliamo un nuovo patto tra amministrazione e cittadini per il rilancio della città capace di operare su due fronti: quello dello sviluppo sostenibile e quello della riduzione delle diseguaglianze, delle povertà, delle solitudini. Una città capace di misurarsi sull’innovazione, di competere con le grandi città europee, di attrarre lavoro, di rompere l’isolamento logistico ma anche di mettere al centro le persone, di ridare senso all’essere cittadini.

Per questo parliamo di nuovo inizio: consapevoli che i prossimi anni saranno decisivi. Coscienti di come le amministrazioni che si sono succedute hanno disegnato l’identità della città dopo il traumatico processo di industrializzazione ma anche della visione nuova che è necessario assumere a fronte della globalizzazione produttiva, le conseguenze della crisi economica, la frammentazione sociale, una condizione demografica a rischio.

Oggi sono le città ad interfacciarsi direttamente con il mondo, con la logica dell’economia finanziarizzata che ha moltiplicato gli sprechi sociali e mutato così profondamente la nostra vita e i nostri quartieri. Questa è la sfida su cui ci impegniamo con tutti i genovesi: una città aperta al mondo ma capace di proteggere i propri abitanti, di aiutare i più giovani a crescere e a sviluppare competenze, di valorizzare i tanti anziani, di coinvolgerli nella vita civile. Di tenere insieme una più forte lotta al degrado e al sentimento di insicurezza senza fare roboanti e inutili dichiarazioni ma portando a ragionare sulla concretezza possibile delle azioni.

Capiamo la rabbia e la sensazione di abbandono che la crisi ha prodotto, sappiamo che troppo spesso la politica è apparsa inadeguata ma per ridare senso alla politica non bastano la rabbia o gli slogan. Soprattutto quando in gioco è il nostro futuro. Genova è bella. Ne abbiamo riscoperto la bellezza e l’abbiamo fatta conoscere ai tanti che affollano la nostra città, che rimangono affascinati dal nostro patrimonio storico.

Una svolta importante costruita negli anni. Ma noi vogliamo anche una città che migliori la qualità della vita in tutto il suo territorio, che consideri il verde e lo spazio pubblico come beni comuni e fondamentali. Che aiuti le famiglie, che sia in grado di valorizzare la cittadinanza attiva, di realizzare nuovi spazi di democrazia.

Per questo la vogliamo inclusiva. Una città che metta al primo posto il lavoro, l’università, la ricerca, il porto, il turismo. Per questo la vogliamo sostenibile. E il nostro riferimento è l’Europa migliore, quella di cui ci sentiamo cittadini. Non l’Europa dell’austerity ma quella del welfare e della crescita e per questo vogliamo adottare il programma dell’Agenda Urbana di Sviluppo Sostenibile 2030 che raccoglie le indicazioni per uno sviluppo della città rispettoso delle persone, dell’ambiente, della partecipazione, del saper fare.

Metteremo a disposizione il nostro lavoro, i nostri talenti, la nostra passione per realizzare una visione della società che non lasci indietro nessuno. Così come chiede la Costituzione della nostra Repubblica e l’idea di democrazia nata dall’antifascismo.

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